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In Mozambico c’è una filiera che si autoalimenta, tra agroecologia, pesca e allevamento

Mozambico: il progetto IRIS di CEFA sostiene 270 produttori con filiera agroecologica tra agricoltura, pesca e allevamento a Sofala.
Terraperta · 25 Luglio 2026

Il Mozambico è tra i paesi con le maggiori disparità economiche del continente africano. La ricchezza si concentra nei centri urbani, a partire dalla capitale Maputo, mentre le aree rurali restano ai margini di servizi, infrastrutture e opportunità. Un divario che la crisi climatica non fa che allargare: siccità, cicloni e alluvioni colpiscono con maggiore forza proprio le comunità più fragili, quelle che vivono di quello che la terra riesce a dare.

Nella provincia rurale di Sofala tutto questo è visibile: le persone vivono di una semplice economia di sussistenza, con una pesca artigianale, e molto spesso faticano a garantirsi un accesso sicuro al cibo.

In questo contesto, partire dalla terra diventa il principale modo per promuovere il cambiamento. E nell’ultimo anno a Beira, Dondo e Caia, da qui siamo partiti: piantare, seminare, lavorare in sinergia secondo un modello cooperativo, per dare inizio a una filiera circolare che dal campo arriva alla pesca e alla stalla, per produrre latte e derivati. Così è nato il progetto IRIS, al fianco di 270 piccoli produttori e delle loro famiglie.

L’agriforestazione che fa bene all’ambiente

Nei mesi scorsi, sono stati inaugurati i primi 84 campi di produzione agricola seguendo il Sistema Agroforestale (SAF): un modello di uso del territorio che integra vari tipi di coltivazione progettato per poter rigenerare l’ambiente e il suolo. Un modo per mitigare gli effetti della crisi climatica piantando arbusti, alberi da frutto e riforestando, così da creare una barriera naturale per le coltivazioni e stimolare la fertilità. 

Accanto a ogni campo, piccoli vivai si occupano di curare la produzione continua di piante e sementi, per garantire un sostentamento continuo. I produttori hanno appreso le tecniche migliori per prendersi cura dei campi e ricevuto gli strumenti necessari, potendo osservare, sperimentare e apprendere in maniera condivisa.

Tra le 1617 piante, sono state seminate centinaia di leucaena, gliricidia, limoni, moringa e manghi. E le coltivazioni seminate hanno dato un primo raccolto abbondante, necessario per poter garantire alle famiglie una prima fonte sicura di cibo. Sono stati raccolti quasi 400 kg di fagioli, più di 300 kg di fogliame, centinaia tra cetriolo, mais e gombo. Con il surplus di produzione, le famiglie hanno potuto ricavarsi un piccolo reddito con la vendita e iniziare a produrre foraggio per gli animali.

Il mutualismo delle cooperative locali

Nell’ultimo anno sono stati avviati gli scavi per le prime vasche di piscicoltura e il supporto tecnico alle 3 cooperative del latte locali: due filiere che nei prossimi mesi potranno contare sul foraggio prodotto direttamente dai campi del progetto, riducendo la dipendenza da mangimi esterni e abbassando i costi di gestione. 

Ma il lavoro non è solo produzione: è fatto di comunità, di condivisione reciproca e di scelte prese insieme. Per questo motivo, una parte dei proventi della vendita dei prodotti coltivati rimane alle famiglie, per potersi garantire una fonte sicura di cibo. Il resto viene gestito collettivamente: è il gruppo, in piena autonomia, a decidere come investirlo, che sia in formazione, attrezzature, nuove attività o sostegno a chi ne ha bisogno.

E le donne sono protagoniste di questo percorso: nelle cooperative partecipano alle decisioni economiche e accedono alle stesse risorse e opportunità. Un aspetto che è parte integrante degli obiettivi del progetto.

Insieme alle comunità locali, costruiamo azioni concrete e radicate, per coltivare un futuro di speranza e lavoro dignitoso.

Il progetto IRIS è promosso dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, in partenariato con CELIM ICEI.

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