Il mio Erasmus+ in Albania

La testimonianza di Vanessa, volontaria partita in Albania con il programma Erasmus+ per 40 giorni, per svolgere un programma di supporto alle attività Grest con bambini e seguire lo sviluppo della cantina sociale e delle attività di vendemmia.
Terraperta · 9 Ottobre 2026

Ora che i miei 40 giorni in Albania stanno per finire, mi sono fermata a pensare a tutto quello che è successo durante questo periodo. Quando sono partita non sapevo esattamente cosa aspettarmi e sicuramente non immaginavo che alcune delle esperienze che avrei vissuto, anche quelle più semplici, mi sarebbero rimaste così impresse. 

Una delle attività che mi è piaciuta di più

è stata sicuramente il Grest , che ho fatto per due settimane: la prima a Suç e la seconda a Klos. Ho avuto la possibilità di stare insieme ad altri animatori provenienti da Brescia e Bergamo e soprattutto passare del tempo con tanti bambini. Con loro abbiamo fatto balli, lavoretti, e molti giochi con l'acqua. Bastava organizzare un gioco, ballare insieme o fare un semplice lavoretto per vedere nei loro volti quanto fossero contenti. Questa esperienza mi ha insegnato molto sul rapporto con gli altri. Con i bambini, infatti, non ho usato tantissimo l'inglese, molto spesso ci capivamo attraverso i gesti, le espressioni, i sorrisi e cercando di far vedere direttamente quello che dovevamo fare. All'inizio è stato difficile , ma con il passare dei giorni è diventata una cosa normale. Ho capito che per comunicare con una persona non è sempre necessario parlare perfettamente la stessa lingua. Questa situazione mi ha fatto diventare più paziente e mi ha insegnato ad adattarmi alla persona che avevo davanti.  

Anche durante la vendemmia che ho svolto per vari giorni assieme alle famiglie proprietarie dei terreni ho riscontrato questo ostacolo . È stata un'esperienza abbastanza faticosa, soprattutto per gli orari e per il lavoro fisico, ma allo stesso tempo è stata una delle esperienze che mi ha permesso di conoscere meglio le persone del posto. Alla fine delle giornate, le famiglie preparavano la colazione per ringraziarci del lavoro che avevamo svolto. Mi ha colpito molto questo gesto, perché nonostante non riuscissimo sempre a parlare tra di noi, riuscivamo comunque a condividere dei momenti insieme e a sentirci accolti. Dopo la vendemmia, ho avuto la possibilità di recarmi presso le diverse abitazioni per effettuare, tramite l’utilizzo del densimetro, il monitoraggio della concentrazione degli zuccheri e della loro progressiva trasformazione in alcol. Questi controlli mi hanno permesso di seguire l’andamento della fermentazione e di individuare il momento più opportuno per procedere con la svinatura. 

Una fase importante che permette la separazione del vino liquido dalle parti solide (bucce e vinaccioli) . Eseguita in tre semplici passaggi: l’apertura della valvola sul fondo della vasca per far uscire il vino liquido pulito filtrando le impurità macroscopiche, successivamente la rimozione della massa solida rimasta all'interno della vasca ed infine la pressatura delle vinacce umide per recuperare l’ultimo vino rimasto intrappolato.

Un'altra attività che ho svolto è stata quella di raccogliere, piegare e sistemare dei vestiti destinati alla donazione, che sarebbero poi stati dati a bambini e famiglie in difficoltà. Anche se può sembrare un'attività semplice, mi ha fatto riflettere molto in quanto non servono necessariamente grandi gesti per aiutare le altre persone. 

Guardando tutte queste attività nel loro insieme, penso di aver acquisito diverse competenze. Sicuramente sono migliorata nel lavorare in gruppo, perché durante il grest, la vendemmia e le altre attività dovevamo collaborare e aiutarci a vicenda. 

Aver trascorso 40 giorni in un paese diverso dal proprio mi ha permesso di sviluppare una maggior capacità di adattamento . Non sempre tutto è andato esattamente come mi aspettavo, ma ho imparato a non bloccarmi davanti alle difficoltà e a cercare una soluzione. 

Ho potuto conoscere meglio anche la cultura e le tradizioni albanesi.

Attraverso le attività che ho svolto ho avuto la possibilità di entrare, anche se per poco tempo, nella vita quotidiana delle persone del posto. La vendemmia, per esempio, mi ha permesso di vedere un'attività che fa parte della loro realtà e di capire quanto lavoro ci sia dietro qualcosa che normalmente vediamo soltanto come prodotto finito. 

Grazie a quest’esperienza sono cresciuta non solo nelle competenze, ma anche come persona. Credo che questo sia proprio uno dei valori più importanti di Erasmus+: non limitarsi a visitare un altro Paese, ma viverlo, conoscere le persone, lavorare insieme a loro e mettersi alla prova in situazioni nuove. 

Oltre a tutto quello che ho imparato e alle esperienze che ho vissuto, mi porterò a casa anche le persone che ho incontrato durante questi giorni. Ho conosciuto persone con cui ho creato dei rapporti molto belli e che, anche se magari conoscevo da poco, sono riuscite a diventare importanti per me. Alcune di queste persone sono diventate vere amiche e penso che questo sia uno degli aspetti più belli di un'esperienza come Erasmus: partire senza sapere chi incontrerai e tornare con persone che prima non facevano parte della tua vita. 

Forse la cosa che mi rende più soddisfatta, è l’essere partita anche se all'inizio non tutti credevano che lo avrei fatto davvero. Alcune persone pensavano che avrei rinunciato, che non sarei riuscita a stare così tanto tempo lontano da casa o che alla fine avrei cambiato idea. Invece sono partita e sono arrivata fino alla fine.Questo mi ha fatto capire qualcosa di importante su me stessa: quando gli altri possono avere dei dubbi sulle nostre capacità, spetta a noi stessi dover dimostrare quello che siamo capaci di fare, anche se questo comporta uscire dalla propria comfort zone . 

Per questo, quando tornerò a casa, non porterò con me solamente i ricordi delle attività che ho svolto in Albania, ma anche la consapevolezza di aver superato un limite che forse io stessa, prima di partire, non sapevo di poter superare

Un ringraziamento speciale 

Prima di concludere questa esperienza, sento il bisogno di ringraziare le persone e le organizzazioni che hanno contribuito a rendere questi 40 giorni così importanti per me. 

Innanzitutto voglio ringraziare Mistral e l’organizzazione No One Out, per avermi dato la possibilità di partecipare a questo progetto Erasmus+ e di vivere un'esperienza che sicuramente ricorderò per molto tempo. Grazie a questa opportunità ho potuto conoscere un Paese nuovo, confrontarmi con persone diverse e soprattutto mettermi alla prova in tante situazioni che non avevo mai vissuto prima. 

Un ringraziamento particolare va poi al mio Tutor che mi ha seguito durante tutto il percorso Gentjan, a sua moglie Emanuela e alla mamma di Gentjan, Pashke. In questi 40 giorni sono stati molto più di semplici persone che mi hanno accompagnato durante il progetto. Mi hanno fatto sentire a casa fin dal primo momento e non mi hanno mai fatto mancare nulla. 

Essere lontano da casa per così tanto tempo non è sempre stato semplice, ma sapere di poter contare su di loro ha fatto davvero la differenza. Mi hanno accolto, aiutato, ascoltato e fatto sentire parte della loro famiglia. Sono stati presenti sia nei momenti più semplici della quotidianità sia quando avevo bisogno di una mano. 

Per questo motivo, oltre alle esperienze e alle competenze che ho acquisito, porterò con me soprattutto il ricordo delle persone che ho incontrato. La loro disponibilità, la loro gentilezza e il modo in cui mi hanno accolto sono sicuramente una delle cose più belle che mi ha lasciato questa esperienza. 

A Mistral, No One Out (Terraperta), Gentjan, Emanuela e Pashke va quindi il mio più sincero grazie, perché hanno contribuito a rendere questi 40 giorni qualcosa di molto più grande di un semplice viaggio all'estero.

Vanessa Ndregjoni