
Nelle comunità rurali dei distretti di Panda, Morrumbene, Funhalouro e Homoine, nella provincia di Inhambane, la quotidianità si misura spesso con la scarsità e la distanza dell’acqua. L’accesso a fonti idriche sicure rimane una sfida complessa e, in assenza di infrastrutture diffuse, le famiglie sono costrette a fare affidamento su piccoli bacini superficiali o corsi d’acqua temporanei, con tutte le incertezze legate alla qualità e alla disponibilità stagionale.
In questo contesto, il progetto realizzato grazie al contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri italiana e gestito sul campo da Terraperta, già NO ONE OUT, offre un sostegno concreto per migliorare le condizioni di vita delle comunità coinvolte.

A fronte di risorse necessariamente limitate, decidere dove realizzare le cisterne richiede rigore e profonda conoscenza del territorio. La scelta delle famiglie beneficiarie non avviene in maniera astratta, ma si sviluppa attraverso la rete di relazioni consolidata negli anni lavorando al fianco delle comunità nell’ambito dell’agricoltura rurale.
È proprio grazie al dialogo costante e alla collaborazione con i leader tradizionali e le autorità locali che vengono individuati i nuclei più vulnerabili: famiglie con persone anziane, bambini piccoli o persone con ridotta capacità di spostamento, che vivono in abitazioni tradizionali. I nomi dei beneficiari e il richiamo a NO ONE OUT, incisi sul cemento delle cisterne, lasciano un segno visibile di questo incontro tra il progetto e la vita delle famiglie.
Una cisterna non risolve da sola il problema idrico del territorio, ma la presenza di una riserva d’acqua piovana a ridosso dell’abitazione può fare una differenza concreta nella vita quotidiana.
Per le donne e le ragazze, sulle quali ricade spesso il compito di procurare l’acqua, ridurre la frequenza dei tragitti a piedi significa alleggerire il carico fisico del trasporto manuale dei recipienti. Significa anche recuperare tempo per le attività domestiche e agricole, lo studio e il riposo.
L’acqua piovana, incanalata dalle grondaie e conservata in cisterne coperte, offre inoltre una riserva integrativa che può ridurre il ricorso a pozze e bacini superficiali non protetti. La pulizia e la manutenzione del sistema sono fondamentali per preservarne la qualità, senza dare per scontato che l’acqua raccolta sia potabile.

Un elemento centrale dell’intervento riguarda la sostenibilità a lungo termine. La costruzione delle infrastrutture rappresenta anche un’occasione di apprendimento; attraverso percorsi di affiancamento pratico durante lo scavo e la gettata del cemento, i muratori locali imparano le tecniche di realizzazione e manutenzione delle cisterne.
Le competenze acquisite sul cantiere rimangono all’interno della comunità come risorsa per il futuro, permettendo agli artigiani della zona di contribuire alla manutenzione delle strutture e, con i materiali e le risorse necessari, di replicare queste tecniche.
Ogni cisterna completata non elimina d’incanto le difficoltà del territorio, ma rappresenta un passo avanti concreto. Una riserva accanto a casa, meno strada da percorrere quando l’acqua è disponibile, meno fatica da sostenere.
È in questi gesti quotidiani che prende forma il valore del progetto, nel tempo recuperato e nella maggiore tranquillità delle famiglie più fragili della provincia di Inhambane.